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di Cesare del 2013 all’indomani dell’elezione di Sebastiano
Favero alla presidenza nazionale
"Si dice che le delusioni siano direttamente proporzionali all’amore
e alla passione che si riversano su un sogno o un desiderio; tanto più
grandi sono, tanto più profonda e cocente sarà la delusione.
Questo è certamente vero ma altrettanto vero è che gli amori
grandi e sinceri non muoiono mai e sono in grado di attraversare indenni
qualsiasi tempesta.
Oggi mi sento un po’ così: la delusione è stata notevole
(non tanto per il risultato ma per il modo e i contorni) ma l’amore
per gli alpini e la passione per questo mondo (che, prima di tutto, è
uno stile di vita) è rimasto immutato e, per certi versi, si è
addirittura accresciuto, radicalizzato.
In questi giorni oltre ad aver incassato l’affetto, l’apprezzamento
e il sostegno di un numero davvero insperato di amici (cosa che mi ha
fatto un enorme piacere), ho dovuto affrontare anche chi mi ha criticato
per non aver fatto alcuna campagna elettorale, per non aver cercato i
voti di nessuno, per non avere, in buona sostanza, ceduto alla tentazione
di utilizzare le ritualità alle quali ci ha abituato la politica.
Devo dire che questa critica mi ha molto stupito poiché ritenevo,
ed a maggior ragione ritengo oggi, che dal nostro mondo, fondato essenzialmente
sull’amicizia e sulla fratellanza, questi strumenti, che rappresentano
la negazione di questi valori, debbano essere banditi come la peggiore
delle calamità poiché provocano danni esagerati: in queste
situazioni, infatti, si tende a radicalizzare le posizioni ed è
troppo facile cedere alla tentazione di denigrare l’avversario piuttosto
che sponsorizzare sé stessi o il proprio candidato.
Forse sarò ingenuo ma continuo a ritenere che il nostro mondo dovrebbe
essere diverso, legato a ciò che ripetiamo nelle piazze, all’amicizia,
al rispetto, alla fratellanza e che cose del genere non dovrebbero accadere.
Questa volta non è andata così e non certo, sia chiaro,
per colpa dell’attuale Presidente che, oltre a essere un amico,
è un galantuomo discendente da una famiglia di alpini coraggiosi.
Basti ricordare la figura straordinaria di Bortolo Busnardo che, oltre
agli altri svariati meriti associativi, ha anche avuto il coraggio di
indicare l’urgenza di imboccare strade nuove per assicurare un futuro
a questa nostra famiglia. Nella storia di questa associazione e nel dibattito
sul futuro associativo i due editoriali scritti da Bortolo nel maggio
2010 (Attenti ai Giovani) e nel maggio 2011 (A piccoli passi verso il
futuro) sul periodico della sezione di Bassano, resteranno quali pietre
miliari di coraggio e di coerenza.
Io ho una visione di questa nostra felice Isola Verde che intendo preservare,
per quanto possibile, a qualsiasi costo.
Sono, pertanto, molto fiero di non aver fatto alcuna campagna elettorale,
di non avere sollecitato il voto ad alcuno, di non aver cercato accordi,
di non aver fatto improbabili promesse ma soprattutto sono fiero di non
aver mai detto una sola parola che non fosse di apprezzamento, stima ed
amicizia nei confronti dell’attuale Presidente Nazionale al quale
assicuro fin d’ora la mia collaborazione sincera e leale.
Sarò ingenuo - ripeto - ma ritenevo che l’Assemblea dei Delegati
dovesse scegliere il nuovo Presidente sulla base dell’impegno e
delle qualità personali che, certamente, a Sebastiano Favero non
mancano.
Devo, invece, riscontrare che l’elezione di Sebastiano è
stata salutata dai più come una sorta di rivincita del Veneto e
questo mi addolora molto e mi preoccupa.
Avrei voluto leggere che gli alpini esultavano per l’elezione del
migliore dei candidati e non per la sua provenienza geografica.
Avrei, francamente, fatto volentieri a meno di sentire affermazioni bizzarre
contro Milano e la (testualmente) “cricca dei milanesi” (che
mi piacerebbe sapere cosa è, da chi è composta, quali demeriti
abbia maturato e magari anche quali meriti gli si debbano accreditare
… ma si sa agli sciocchi non si possono chiedere ragionamenti troppo
complessi).
Avrei, francamente, fatto volentieri a meno che sul mio conto fossero
fatte circolare le voci più incredibili di nefandezze varie (e
meno male che non mi hanno accusato di pedofilia).
Avrei, francamente, fatto volentieri a meno di ricever immeritate coltellate
alla schiena da persone per le quali nutrivo sentimenti di sincera amicizia
e nelle quali riponevo assoluta fiducia.
Avrei, soprattutto, fatto a meno di vedere calpestati gli stessi valori
che tutti i sabati e le domeniche andiamo proclamando per le strade. Ma
tant’è.
Ora oso sperare che tutto questo abbia fine e che si possa riprendere
il cammino con la serenità necessaria.
Oso sperare, però, che su tutto questo si abbia anche il coraggio
di fare una riflessione seria per evitare che accada di nuovo.
Oso sperare che non si parli più di veneti, lombardi o piemontesi
ma solo di alpini e sono certo che il nuovo Presidente Nazionale saprà
operare in tal senso esattamente come i suoi predecessori.
Oso sperare che il nostro Mondo abbia la forza e il coraggio di contrastare
per tempo questo virus pericolosissimo che serve solo a creare divisioni
laddove il vero valore da difendere è quello dell’unità
associativa.
Sia chiaro che sono assolutamente certo che tutto si risolverà
per il meglio.
Da parte mia ho la coscienza tranquilla di chi ha lavorato con passione
e dedizione e continuerà a farlo per quella che continuo a ritenere
la causa più bella e affascinante del Mondo: gli alpini!
W gli alpini sempre!"
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