Come si riassume una vita intensa ed operosa in poche righe? Non si può. Un’esistenza ricca e sfaccettata può essere narrata solamente a pezzi, un mosaico con un senso compiuto a cui aggiungere altri mosaici ed altri ancora per completare il ritratto di un amico incommensurabile.
Da avvocato ad alpino.
Come nasce l’alpino CFL? (F sta per Fulvio). Non nasce per innato amore per la Penna sin dalla più tenera età. Anzi, a dirla tutta non pensava nemmeno a fare il militare (è pensiero straordinariamente comune). Ottenuta la laurea e facendo pratica nello studio di Peppino Prisco, confida al padre che vorrebbe andare a Londra per un anno per lavorare e saltare la naja. Per buona sorte passava in corridoio Prisco che udendo ciò (doppia buona sorte era dal lato dell’orecchio buono) decide di darsi da fare visto che il tempo stringeva. Fa un paio di telefonate e dopo due giorni Cesare, inaspettatamente, riceve la cartolina precetto, destinazione comando brigata Alpina Taurinense, Torino!
L’onore della famiglia è salvo.

L.G.


Post di Cesare del 2013 all’indomani dell’elezione di Sebastiano Favero alla presidenza nazionale

"Si dice che le delusioni siano direttamente proporzionali all’amore e alla passione che si riversano su un sogno o un desiderio; tanto più grandi sono, tanto più profonda e cocente sarà la delusione.
Questo è certamente vero ma altrettanto vero è che gli amori grandi e sinceri non muoiono mai e sono in grado di attraversare indenni qualsiasi tempesta.
Oggi mi sento un po’ così: la delusione è stata notevole (non tanto per il risultato ma per il modo e i contorni) ma l’amore per gli alpini e la passione per questo mondo (che, prima di tutto, è uno stile di vita) è rimasto immutato e, per certi versi, si è addirittura accresciuto, radicalizzato.
In questi giorni oltre ad aver incassato l’affetto, l’apprezzamento e il sostegno di un numero davvero insperato di amici (cosa che mi ha fatto un enorme piacere), ho dovuto affrontare anche chi mi ha criticato per non aver fatto alcuna campagna elettorale, per non aver cercato i voti di nessuno, per non avere, in buona sostanza, ceduto alla tentazione di utilizzare le ritualità alle quali ci ha abituato la politica.
Devo dire che questa critica mi ha molto stupito poiché ritenevo, ed a maggior ragione ritengo oggi, che dal nostro mondo, fondato essenzialmente sull’amicizia e sulla fratellanza, questi strumenti, che rappresentano la negazione di questi valori, debbano essere banditi come la peggiore delle calamità poiché provocano danni esagerati: in queste situazioni, infatti, si tende a radicalizzare le posizioni ed è troppo facile cedere alla tentazione di denigrare l’avversario piuttosto che sponsorizzare sé stessi o il proprio candidato.
Forse sarò ingenuo ma continuo a ritenere che il nostro mondo dovrebbe essere diverso, legato a ciò che ripetiamo nelle piazze, all’amicizia, al rispetto, alla fratellanza e che cose del genere non dovrebbero accadere.
Questa volta non è andata così e non certo, sia chiaro, per colpa dell’attuale Presidente che, oltre a essere un amico, è un galantuomo discendente da una famiglia di alpini coraggiosi. Basti ricordare la figura straordinaria di Bortolo Busnardo che, oltre agli altri svariati meriti associativi, ha anche avuto il coraggio di indicare l’urgenza di imboccare strade nuove per assicurare un futuro a questa nostra famiglia. Nella storia di questa associazione e nel dibattito sul futuro associativo i due editoriali scritti da Bortolo nel maggio 2010 (Attenti ai Giovani) e nel maggio 2011 (A piccoli passi verso il futuro) sul periodico della sezione di Bassano, resteranno quali pietre miliari di coraggio e di coerenza.
Io ho una visione di questa nostra felice Isola Verde che intendo preservare, per quanto possibile, a qualsiasi costo.
Sono, pertanto, molto fiero di non aver fatto alcuna campagna elettorale, di non avere sollecitato il voto ad alcuno, di non aver cercato accordi, di non aver fatto improbabili promesse ma soprattutto sono fiero di non aver mai detto una sola parola che non fosse di apprezzamento, stima ed amicizia nei confronti dell’attuale Presidente Nazionale al quale assicuro fin d’ora la mia collaborazione sincera e leale.
Sarò ingenuo - ripeto - ma ritenevo che l’Assemblea dei Delegati dovesse scegliere il nuovo Presidente sulla base dell’impegno e delle qualità personali che, certamente, a Sebastiano Favero non mancano.
Devo, invece, riscontrare che l’elezione di Sebastiano è stata salutata dai più come una sorta di rivincita del Veneto e questo mi addolora molto e mi preoccupa.
Avrei voluto leggere che gli alpini esultavano per l’elezione del migliore dei candidati e non per la sua provenienza geografica.
Avrei, francamente, fatto volentieri a meno di sentire affermazioni bizzarre contro Milano e la (testualmente) “cricca dei milanesi” (che mi piacerebbe sapere cosa è, da chi è composta, quali demeriti abbia maturato e magari anche quali meriti gli si debbano accreditare … ma si sa agli sciocchi non si possono chiedere ragionamenti troppo complessi).
Avrei, francamente, fatto volentieri a meno che sul mio conto fossero fatte circolare le voci più incredibili di nefandezze varie (e meno male che non mi hanno accusato di pedofilia).
Avrei, francamente, fatto volentieri a meno di ricever immeritate coltellate alla schiena da persone per le quali nutrivo sentimenti di sincera amicizia e nelle quali riponevo assoluta fiducia.
Avrei, soprattutto, fatto a meno di vedere calpestati gli stessi valori che tutti i sabati e le domeniche andiamo proclamando per le strade. Ma tant’è.
Ora oso sperare che tutto questo abbia fine e che si possa riprendere il cammino con la serenità necessaria.
Oso sperare, però, che su tutto questo si abbia anche il coraggio di fare una riflessione seria per evitare che accada di nuovo.
Oso sperare che non si parli più di veneti, lombardi o piemontesi ma solo di alpini e sono certo che il nuovo Presidente Nazionale saprà operare in tal senso esattamente come i suoi predecessori.
Oso sperare che il nostro Mondo abbia la forza e il coraggio di contrastare per tempo questo virus pericolosissimo che serve solo a creare divisioni laddove il vero valore da difendere è quello dell’unità associativa.
Sia chiaro che sono assolutamente certo che tutto si risolverà per il meglio.
Da parte mia ho la coscienza tranquilla di chi ha lavorato con passione e dedizione e continuerà a farlo per quella che continuo a ritenere la causa più bella e affascinante del Mondo: gli alpini!
W gli alpini sempre!"


UNA GRANDE PERDITA

Gentile direttore, mi permetto di esprimere a Lei, ma anche ai componenti del Gruppo Milano Centro intitolato a mio zio Giulio Bedeschi, il cordoglio provato con la notizia che Cesare Lavizzari non sarà più tra noi. Rimane da ora la memoria di questo eterno ragazzo che della gioventù aveva l’entusiasmo e dei saggi la determinazione a tenere fermi, saldi e dichiarati i veri valori della civile convivenza basata sulla solidarietà. Tanti sono i ricordi di lunghi incontri con il mio papà Beppe, fratello di Giulio e anch’egli reduce della stessa folle guerra, che in quelle occasioni si lasciava andare a memorie che per natura teneva riservate, ma che affioravano grazie alla sincerità che l’interesse di Cesare ben dimostrava. Proprio riferendomi alle storie alpine vissute dalla mia famiglia, posso dichiarare anche che al dolore per la perdita di un uomo buono e generoso si somma il dispiacere che diventi silenziosa la sua voce sempre pronta a ricordare accadimenti che il passare del tempo non può dimenticare, ma anzi amplificare a monito per il futuro. Sicura che al mio pensiero si uniscano quelli del papà Beppe e dello zio Giulio, che lo avranno accolto con celestiale affetto, ripeto le più affrante condoglianze.

Manuela Bedeschi



IN RICORDO DI CESARE
Mercoledì 23 gennaio la temperatura è rigida, il cielo sereno e nelle stazioni ferroviarie della linea Milano-Como-Chiasso la gente si stupisce di vedere diversi cappelli alpini sulle banchine in attesa dei treni e man mano che ci si avvicina a Milano il numero si ingrossa a dismisura. Che cosa ci fanno così tante penne nere a Milano? Vengono per rispondere ad un richiamo al quale non si può rispondere di no: onorare con la propria presenza le esequie di un grande alpino, che ci ha lasciati tanto immaturamente (54 anni sono veramente pochi!) quanto improvvisamente, stroncato da un attacco cardiaco. Il rito funebre si svolge, secondo il desiderio espresso dai familiari, in modo semplice e senza fiori e corone, in un’atmosfera di profondo raccoglimento, accompagnato nei vari momenti liturgici dal canto sommesso di un coro alpino: Stelutis alpinis, La Tradotta, Signore delle cime… Sono presenti tutti i rappresentanti dell’Ana. Su tutto il territorio nazionale la figura burbera, faceta, decisa, di Cesare e la sua costante disponibilità ad affiancare le Sezioni ed i Gruppi nelle rispettive necessità ha lasciato una traccia profonda nel tessuto associativo. Notevole la sua capacità di instaurare rapporti interpersonali di sincera amicizia, intessuti di semplicità. Egli ha attraversato in lungo e in largo l’intero stivale, portando ovunque la parola di un profondo conoscitore dell’Associazione, parola che ha lasciato il segno negli animi degli alpini. Coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo personalmente conserveranno sicuramente nel proprio cuore il suo ricordo, che non si potrà mai appannare né affievolire. Parlando della nostra Sezione, come si fa a dimenticare il lungo elenco di interventi da lui operati per aiutarla a superare problemi e momenti difficili, sanare incomprensioni e contrapposizioni, proporre indicazioni sapienti e tecnicamente inappuntabili per uscire da certe “impasse”? Sempre pronto al confronto con le diverse situazioni ed i differenti punti di vista, supportando con serenità e fermezza la visione associativamente e concretamente più corretta, non ha mai fatto mancare il suo contributo risolutivo.

Luigi Marca, Sezione Monza



Cesare, è ben vero che il tempo passato con gli Alpini, con Parazzini e con Perona, al difuori deli impegni istituzionali, aveva accentuata la tua voglia di scherzare, ma questa volta, lasciami dire che lo scherzo è stato veramente esagerato.
Sono rimasto e lo sono ancora adesso scioccato, al punto di pensare ad una fake-new (così le chiamano oggi) un po' pesante.
La nostra amicizia risale ai tempi in cui tu appena dopo l naja, mi eri stato presentato dal mio papà, con tutti i Grandi Veci della Sezione e con quelli della Corvèe.
Il tuo grande contributo all'A.N.A. Sezionale e Nazionale, ti ha portato vicino alla Presidenza, nella quale in tanti avevano sperato.
Mi sento di ringraziarti ancora, perché a seguito di un mio sollecito in F.B., hai voluto dedicare alcune serate e il tuo tempo prezioso ai nostri incontri , quelli del Comitato Grande Guerra a partire dalla serata sulle AMBULANZE AMERICANE, che dopo la tua partecipazione, hanno dato maggiore pulsione a chi ci aveva un poco sottovalutati.
Non posso dimenticare le serate alle Cene degli Avvocati, il tuo apprezzamento per le mie poesie, e la tua allegria assieme a Parazzini e altri presenti, che evocava lo spirito di Alpinità permanente che ti apparteneva.
So di dire una stupidata,( ma per età potevo esserti padre, mia figlia ha 52 anni) mi manchi in modo particolare.Ti devo anche ringraziare per quella stupenda serata del 2005, quando assieme al Consiglio del Gruppo hai voluto portare il giacchino a Papà Bruno nel suo 'ritiro finale'; in quella cena che mi aveva commosso e che mi aveva poi deciso ad esservi vicino sino e far parte del Gruppo MI-Centro.
Grazie per la Tua Amicizia e non mi resta che augurarti che il VIAGGIO TI SIA LEGGERO e che tu possa sempre avere un occhio per il NOSTRO E TUO GRUPPO!
CIAO CESARE

S.A.


La morte ha la crudele consuetudine di far riflettere, suo malgrado, chi resta.
Quando Diletta – che ti chiamava zio – mi ha telefonato piangendo, assieme alle lacrime mi è venuto su questo pensiero di Jean D'Ormesson: «Non guardiamo mai a sufficienza quelli a cui vogliamo bene; e non vogliamo loro mai bene abbastanza«.
Perché mi si sono affollate nella mente le innumerevoli serate della sezione Milano Centro, quando scappavamo a fumare fuori ed intanto parlavamo: del futuro dell'Associazione, degli amici, della politica, del senso della vita... per finire a fissarci negli occhi e scoppiare a ridere.
Ti verrò a cercare, quando sarà il momento, per proseguire il discorso – sempre che l'abbia meritato – nell'angolo di Paradiso dove ti trovi, zona Fumatori; e scommetto che sarà meglio del giardinetto di via Rovani.
Arrivederci, fratello.

R.T.


Da sempre, ogni conversazione tra me e Cesare, fosse telefonica o di persona, iniziava con uno dei due che diceva “A brüsa” e l’altro che completava con “suta ‘l Süsa!”. Per chi assisteva sembrava uno scherzo, invece era un modo per esprimere l’orgoglio di essere stati nello stesso Battaglione, il Susa per l’appunto. Roba da Alpini!
Diverse cose mi affascinavano di Cesare.
La sua capacità di catturare l’attenzione di chi lo ascoltava sin dalle prime parole. Era geniale e il suo pensiero era sempre di qualche chilometro più avanti rispetto a tutti gli altri.
I suoi discorsi e interventi celebrativi erano di uno spessore ineguagliabile. Ricordo la commemorazione della battaglia di Nikolajewka pronunciata da Cesare a Madesimo qualche anno fa. In assoluto la migliore che abbia mai ascoltato. Indimenticabile.
Oppure il suo intervento al convegno sulla fine della Grande Guerra presso la Casa Militare di Turate. Pubblico ammutolito e applausi interminabili. Alla fine gli ho detto che avrei voluto avere anche solo un decimo della sua testa e la risposta è stata “Ma va là!”.
Mi affascinavano la sua competenza e la sua prontezza nell’affrontare qualunque tema gli si proponesse, fosse associativo, oppure semplicemente professionale.
La sua disponibilità era assoluta e non è mai capitato che non si facesse in quattro per soddisfare le esigenze che gli si proponevano. Anzi, non era nemmeno necessario che si facesse in quattro, era sufficiente lui.
Che strano il destino! Se l’è portato via senza dargli la soddisfazione di celebrare il centenario dell’A.N.A., senza fargli gustare l’Adunata Nazionale, proprio quella di Milano.
In questi giorni sto riguardando alcune sue foto, soprattutto il primo piano sorridente col cappello in testa. E penso al patrimonio che era racchiuso in quella testa, un patrimonio enorme che se n’è andato con lui.
Dovessi fissare un bel momento in compagnia di Cesare, sceglierei una bella serata trascorsa in Val d’Intelvi. Lui intonava canzoni milanesi e noi gli facevamo il coro… Oh mia bela Madunina…
Se ne è appena andato, ma sento già la sua mancanza.

C.G.