«Questo genere di filosofia si basa più sui sentimenti che sui sillogismi. La vita è più importante delle dispute, l’ispirazione più dell’erudizione, la capacità di lasciarsi trasformare più della ragione». Così Erasmo da Rotterdam, nel 1501, descriveva per la prima volta in modo compiuto il proprio pensiero, in opposizione alle procedure dialettiche dei dottori della scolastica, anticipando molti temi ripresi in anni recenti dai teorici del «pensiero debole». Nel campo bellico, l’Occidente ha sviluppato una teoria che possiamo assimilare invece al «pensiero forte» della filosofia aristotelica: una tradizione di ars militaris che affonda le radici nell’antichità greca e romana e raggiunge il culmine nel Vom Kriege di Carl von Clausewitz (1832). Oggi questa tradizione mostra i suoi limiti di fronte ai problemi dei conflitti asimmetrici, della «guerra tra la popolazione» e delle incerte forme dell’hybrid warfare. Per comprenderli, affrontarli e tentare di risolverli è utile impiegare una strategia basata su presupposti diversi, che si può accostare alla «forma dell’acqua» descritta nel trattato di Sun Tzu (IC sec. a.C.). Una strategia affine al «pensiero debole» erasmiano, nella quale «l’ispirazione è più importante dell’erudizione, la capacità di lasciarsi trasformare più della ragione». RELATORE
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