IL TRAUMA POSTBELLICO:
UN’EREDITÀ GRAVOSA E CARICA DI INSIDIE


«Le guerre nate per risolvere un problema ne generano infiniti altri». Mai detto popolare si attagliò così perfettamente agli esiti del primo conflitto mondiale. L’Italia usciva stremata da quattro anni di carneficine: il Paese aveva subito pesanti perdite umane (più di 600.000 morti) e gravi danni materiali. La situazione dell’economia era allarmante: la lira si era fortemente svalutata, il costo della vita era aumentato in modo vertiginoso e l’apparato produttivo non era in grado di assorbire la manodopera di nuovo a disposizione con il ritorno dei soldati dal fronte. Vi era poi il grosso problema della riconversione dell’industria bellica (l’unica che aveva conosciuto vantaggi nel periodo 1915 – 1918) a produzioni adeguate ai tempi di pace. In questa difficile situazione si inserivano anche forti tensioni di tipo sociale: il periodo 1919 – 1920 (il cosiddetto biennio rosso) fu infatti caratterizzato da una lunga serie di agitazioni e scioperi.
Gli alpini del Comitato per il Centenario del gruppo Milano Centro “Giulio Bedeschi” nel riprendere, dopo la pausa estiva, le loro serate culturali organizzano per giovedì 26 settembre nella sede ANA di Milano (ore 21, ingresso da via Rovani) una conferenza dal titolo “Tornando a casa: l’Italia e la SMOBILITAZIONE”. Sarà relatore il professor Marco Cimmino, uno dei più profondi conoscitori e studiosi di quel traumatico periodo storico.
Ha detto in proposito lo stesso Cimmino: «A quei tempi la minaccia di una rivoluzione bolscevica era tutt'altro che teorica e i Fasci di Combattimento furono creati il 23 marzo del 1919. A questo si aggiunga il problema dei prigionieri rientrati dalla prigionia, che andavano interrogati, prima di essere smobilitati. Insomma, un bel quarantotto».
È di quei tempi anche l’impresa dannunziana di Fiume. Gabriele D’Annunzio, scrittore e uomo politico nazionalista, si era distinto anche come uno dei maggiori protagonisti dell’interventismo. Con il Trattato di Rapallo (12 settembre 1920), firmato da Giolitti con la Iugoslavia, Fiume fu poi dichiarata “città libera”, e l’esercito italiano allontanò con non poca fatica le truppe dannunziane. Si era trattato tuttavia di un segnale allarmante per il governo, dimostratosi incapace di rispondere in modo adeguato a un autentico atto di forza come quello compiuto da D’Annunzio. E Mussolini già si profilava all’orizzonte.

Marco Cimmino
Storico militare, specializzato nello studio della Grande Guerra,
membro della Società Italiana di Storia Militare
e della società del Museo della Guerra di Rovereto,
Presidente della Commissione Premio IFMS